Siamo tornati alla realtà, siamo tornati a Feltre, siamo tornati alla cupa e grigia vita di sempre. Che palle, ho già il nervoso. Torino era bella e accattivante, Torino meritava di più, Torino mi riavrà perché Torino mi è piaciuta molto. Come si fa a stare quattro giorni in un bel paese e poi tornare qua nel bidone di cemento della conca feltrina. Non c'è via di scampo, dovrò armarmi di pazienza e inviare più fax possibili in qualunque scuola del globo terracqueo perché è l'unica speranza di fuga allo stato attuale. Esigo un lavoro che mi rapisca da questa cittadina, esigo uno stipendio minimo che mi possa permettere di pagarmi un affitto e il cibo per vivere, esigo che la dea bendata fornita di cornucopia venga ad elargire un po' di fortuna anche sulla mia strada. Basta ciottoli e buche, pretendo una via asfaltata liscia come un biliardo, vorrei una carreggiata in discesa, mi piacerebbe poter dire:"STai sereno, perché io lo sono". Rincorro il sogno, inseguo il lampo di genio e attendo l'attimo che mi cambierà per sempre la vita.FINE
PENSIERO
Come è possibile che ci stiamo perdendo, mentre la luce del giorno scende in questo inferno. Oh, stiamo morendo, l'unica cosa che posso dire quando la band inizia a suonare è che non c'è un angelo al mio fianco. E io ho bisogno di te al mio fianco. Li senti che mi chiamano? Il buio arrugginito di mille anni ci passa davanti. L'unica cosa che posso dire quando la band inizia a suonare è che non c'è un angelo al mio fianco. E io avrò bisogno di te al mio fianco.
domenica 5 luglio 2009
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